Riflessioni Geografiche n.27: Difendere la Geografia

Dopo il XXXIV Congresso Geografico Italiano tenutosi a Torino del settembre 2025, che ha (ri)acceso un forte dibattito sui valori fondanti del rapporto geografia-accademia, un gruppo di colleghi ha ritenuto opportuno continuare a proporre spunti di riflessione. La prima ha per tema le forme e procedure di valutazione e il senso stesso della geografia come disciplina, il cui incipit riportiamo di seguito in forma integrale. Vi invitiamo a leggere l’intero contributo sul blog “Geografia in Italia“.

Bisogna difendere la geografia.. Una riflessione a partire da una recente tornata della Abilitazione Scientifica Nazionale.
di: Francesca Governa, Maurizio Memoli, Ugo Rossi, Alberto Vanolo.

Il titolo di questo intervento richiama la celebre raccolta di scritti di Michel Foucault, Bisogna difendere la società, basata sulle lezioni che l’autore tenne al Collège de France tra il 1975 e il 1976 (Foucault, 2009). In questi scritti, Foucault elaborò per la prima volta il concetto di biopotere: alla sua base, così come per il concetto di “governmentalità” che svilupperà in seguito, vi è l’idea che i sistemi di conoscenza e di potere vadano studiati con il metodo della “genealogia”. Nel primo degli scritti raccolti in Bisogna difendere la società, Foucault definisce questa tecnica partendo da quelle che chiama “conoscenze assoggettate”, come i saperi “minori” di cui aveva già scritto Deleuze, o le conoscenze locali. La genealogia non è intesa come un convenzionale metodo storico di ricostruzione del sapere, ma come un tentativo di “liberare dall’assoggettamento i saperi storici e per renderli liberi, capaci cioè di opposizione e di lotta contro la coercizione di un discorso teorico, unitario, formale e scientifico” (Foucault, 2009: 18-19). Foucault non rivendica con questo il “diritto lirico all’ignoranza e al non sapere” né tantomeno invita a rifiutare i contenuti, i metodi o i concetti di una scienza. Il metodo genealogico è, per lui, un modo per disarticolare la naturalizzazione del sapere e la pretesa di imporre una concezione della “verità” intesa come esito inevitabile del percorso storico di conoscenza. E, in questo modo, consente di svelare i meccanismi di produzione della verità sottesi alle relazioni di potere che strutturano la società (continua qui).

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