Mentre in Gran Bretagna cresce il rimorso per la Brexit, il primo Ministro finlandese Alexander Stubb, in visita a Ottawa, caldeggia relazioni strategiche più strette tra Canada e Unione Europea fino ad ipotizzarne l’entrata come nuovo membro. Quest’ultima ipotesi fu già alcuni mesi fa attentamente analizzata da Vittorio Amato, ordinario di Geografia economico-politica presso l’Università Federico II di Napoli (qui l’articolo su Linkedin), a sua volta ispirato da un articolo “ironico” dell’Economist in risposta alle provocazione di Trump di annettere il Canada come 51° Stato USA. A conclusione del suo articolo il prof. Amato scriveva che “L’adesione del Canada all’UE, pur presentando delle sfide, offrirebbe all’Unione Europea una serie di vantaggi significativi: un rafforzamento del suo ruolo globale, un accesso a importanti risorse naturali, l’integrazione di un partner affidabile con cui condivide valori fondamentali e un’espansione del suo mercato interno. In un contesto internazionale in continua evoluzione, l’analisi di questa possibilità offre spunti di riflessione importanti sul futuro dell’UE e sulle sue relazioni con il resto del mondo”.

Un caso esemplare di come oggi i confini fisici della geografia non possano più essere considerati come invalicabili, ma, al contrario, possano e debbano essere superati se guidati dal buon senso e dalle ragioni della geografica economico-politica.
(E a leggere i risultati di un recente sondaggio, anche i Canadesi ci starebbero pensando su).
(Infografica: EUMS e Other Europe, da Reddit, aprile 2026)







