L’inquinamento atmosferico transfrontaliero di lunga distanza consiste nel “rilascio, diretto o indiretto dovuto all’attività umana, di sostanze nell’aria che hanno effetti nocivi per la salute umana o per l’ambiente in un altro paese e per il quale il contributo delle fonti di emissione o dei gruppi di fonti non può essere distinto”. Un argomento assai complesso che ha richiesto ben 8 protocolli internazionali per la sua gestione.
Ma per fortuna, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, nel corso del suo strabordante (56 minuti, un’infinità rispetto a tutti gli altri) intervento all’Assemblea Generale ONU, il 23 settembre 2025, è riuscito a illustrare questo concetto in soli 1,40 minuti (nel video è dal min 45,58 a 44,38). A beneficio (e futura memoria) dei colleghi geografi e di tutti i docenti universitari e di scuola che da anni si struggono per trovare una maniera efficace per spiegare in aula questo concetto, vi trascrivo (tradotto) di seguito le parole del POTUS, a cui tutti noi potremmo ispirarci. Grazie Stati Uniti!
(P.S. raccomandazione metodologica: accompagnare le parole con abbondante gesticolazione!)
(ha appena terminato di parlare di ecologisti che vorrebbero uccidere tutte le mucche… Qui il testo intero del transcrizione)
“Ma abbiamo un confine, forte, e abbiamo una forma, e quella forma non sale dritta. Quella forma è amorfa quando si tratta dell’atmosfera. E se avessimo l’aria più pulita, e credo che sia così, abbiamo un’aria pulitissima, l’aria più pulita che abbiamo avuto in molti, molti anni. Ma il problema è che altri paesi come la Cina, che ha un’aria un po’ agitata, soffia. E non importa cosa si faccia quaggiù, l’aria quassù tende a sporcarsi molto perché proviene da altri paesi dove l’aria non è così pulita e gli ambientalisti si rifiutano di riconoscerlo”.

(Immagine di un modello di inquinamento atmosferico transfrontaliero a Seoul, qui la fonte)
