Riflessioni geografiche n. 24. La geografia scomoda.

Questo post sarebbe perfetto a fine anno, quando sui giornali appaiono le statistiche più disparate per tirare una qualche conclusione sulla nostra vita e brindare a un domani migliore. Ma, seguendo l’esempio dei centri commerciali e delle piazze cittadine, che già espongono panettoni e luci natalizie, giocheremo d’anticipo. C’è una geografia scomoda, di cui pare che i più siamo riluttanti a scrivere: la geografia della violenza. Se è vero che “gli spazi della violenza non vengono considerati solo quelli nei quali essa si manifesta, ma vi si possono includere tutti quelli nei quali si produce poiché l’assenza di manifestazioni della violenza non ne implica necessariamente la sua mancanza” (J. Galtung, 1969) è anche vero che di alcune forme di violenza, così manifesta e cruda, bisognerebbe occuparsene molto più spesso. Mi riferisco in particolare a tre fenomeni che rivestono aspetti di estrema gravità in Italia: i femminicidi, le morti sui luoghi di lavoro e la violenza minorile. L’Italia purtroppo, ogni anno, si conferma un cimitero di vittime innocenti di una violenza cieca e impietosa.
Al 30 settembre 2025, secondo l’Osservatorio “Non una di meno“, sono ben 82 le vittime di femminicidi, oltre 9 al mese, quindi più di 2 ogni settimana, una ogni tre giorni (e siamo a novembre, quindi sappiamo che sono di più). Al 4 settembre 2025, sono 777 le vittime del lavoro, pari a una macabra, insopportabile media di 2,5 al giorno. In ultimo un dato allarmante anche per la sua crescita rapida: gli omicidi commessi dai minorenni: secondo la Criminalpol, le vittime minorenni di omicidio risultano in crescita: dal 4% al 7% del totale. Anche il numero di omicidi commessi da minorenni in Italia è più che raddoppiato: dal 4% (14 su 340) del 2023, all’11,8% (35 su 319) nel 2024. Un aumento di oltre il 150% in valore assoluto, nonostante il calo complessivo del numero di omicidi in Italia. E il 2025 pare si chiuderà con numeri ancora più preoccupanti.
Io penso che sia un dovere della geografia, come delle altre scienze, non distrarsi e non indugiare in temi più comodi, ma invece focalizzarsi sull’analisi di queste stragi assolutamente ingiustificabili ed evitabili, studiandone le cause più profonde, il nesso col degrado culturale e socio-economico e la marginalità urbana, per fornire ai policy makers suggerimenti efficaci per la prevenzione. Perché la scienza, tutta, dovrebbe porsi un unico obiettivo principale: salvare vite umane. Tutto il resto è fuffa.