Cerchiamo di andare in vacanza cercando di sgombrare la mente dai pensieri foschi, mentendo a noi stessi che, come per magia, mentre sbraniamo cocomeri sotto l’ombrellone, il mondo diventerà un posto migliore. Sappiamo tutti che non è così, e il presidente Sergio Mattarella ha voluto appena ricordarci di quanto tutto ciò sia insostenibile. Ma illuderci ci serve a sopportare, a sopravvivere e a tornare con una nuova carica e nuove speranze. Intanto, segnalo che le risposte alla lettera aperta indirizzata ai presidenti dei sodalizi geografici per un appello congiunto alla pace sono ferme ad UNA, quella -di cui si è già dato notizia – della professoressa Elena dell’Agnese (GRAZIE!). Ne prendiamo atto. Come, buona notizia prendiamo invece atto che è stato appena pubblicato il volume “GEOGRAFIE PER LA PACE” che raccoglie i contributi di tutti i gruppi di lavoro A.ge.I. su questo tema. Lo trovate a questo link. Come dire: la geografia italiana batte un colpo… al cerchio e uno alla botte. Meglio che nulla, immagino. Che la pace sia con voi!
Tag: Pace
Riflessioni Geografiche n.21: Elena Dell’Agnese risponde alla lettera aperta sulla pace in Palestina
In risposta alla lettera aperta (per la pace in Palestina) ai presidenti dei sei principali sodalizi geografici italiani, qui pubblicata il 18 luglio , abbiamo ricevuto – con grande piacere – una pronta risposta dalla professoressa Elena Dell’Agnese, ordinario di Geografia all’Università di Milano Bicocca e presidente dell’A.Ge.I. – Associazione dei Geografi Italiani. La professoressa Dell’Agnese ci ricorda che “l’AgeI si è impegnata fortemente sul tema della pace e di come la geografia possa, con i suoi strumenti teorici e analitici, contribuire al suo perseguimento”; inoltre “nel settembre del 2024, le Giornate della Geografia di Trento sono state dedicate a questo tema e i risultati del dibattito sono in corso di pubblicazione. Il libro Geografie per la pace uscirà a settembre, e raccoglie il contributo di AGeI su questo punto fondamentale ; infine “il vicepresidente di SGI, Massimiliano Tabusi, è uno dei coordinatori del dottorato in Peace Studies, oltre che membro attivo di RUniPace” (come altri docenti).
Per motivi di privacy non possiamo riportare in toto il contenuto della lettera, ma possiamo dirci molto lieti che ai vertici della nostra categoria professionale sussistano alcune spiccate sensibilità sul tema della pace, e su quanto sta avvenendo in Palestina in particolare. A tal proposito la professoressa Dell’Agnese ci ha suggerito “di leggere e poi di postare su aboutgeography questo articolo, in cui si dimostra, con strumenti geografici, come Gaza sia un genocidio”.
L’articolo, scritto nel 1983 dal prof Kenneth Hewitt della Wilfrid Laurier University (Canada), intitolato “Area Bombing and the Fate of Urban Places” consiste in un approfondito studio sugli effetti dei bombardamenti della II guerra mondiale in particolare sulle città del Giappone e della Germania . Oltre i dati riportati – dal cui paragone con quanto sta avvenendo a Gaza si giunge a tristemente ovvie conclusioni – è particolarmente interessante il paragrafo con cui si delineano le 14 “strategie dell’annientamento”, che possono applicarsi in pieno alla disumana situazione che si sta vivendo in Palestina.

Ringraziamo ancora la professoressa Elena dell’Agnese per quanto scritto. E restiamo in fiduciosa attesa della risposta degli altri destinatari.
Lettura consigliata:
Hewitt, K. (1983). Place Annihilation: Area Bombing and the Fate of Urban Places. Annals of the Association of American Geographers, 73(2), 257–284. https://doi.org/10.1111/j.1467-8306.1983.tb01412.x
Lettera aperta (per la pace in Palestina) ai Geografi italiani
Prof.ssa Ilaria Caraci, presidente onorario CISGE
Prof.ssa Elena dell’Agnese, presidente A.Ge.I.
Prof. Claudio Cerreti, presidente SGI
Prof. Egidio Dansero, presidente SSG
Prof. Riccardo Morri, Presidente AIIG
Prof. Giuseppe Scanu, presidente AIC
Scrivo questa lettera aperta nell’eco del riuscito convegno di Noto su Geografia e … Turismo, nel quale tanti giovani hanno dimostrato, con interessanti e appassionate presentazioni, quanto la materia e la ricerca siano in buone mani.
Proprio in quei giorni sono giunte le notizie degli attacchi missilistici di Israele all’Iran e della conseguente, analoga risposta. Il conflitto come era prevedibile, si è ulteriormente allargato, aprendo nuovi scenari geopolitici e nuove devastanti ferite.
Come ricercatore e volontario, ho sempre cercato di portare il mio modesto contributo alla causa della pace; ma, confesso, mai come in occasione dell’orrore di quanto sta accadendo in Palestina da ormai 18 mesi, mi sono sentito impotente e sconfitto, tradito come italiano da una nazione che non riesce a prendere una posizione (almeno) per il cessate il fuoco, nonostante la luminosa eccezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In momenti così pesanti, per non soccombere, viene spontaneo cercare supporto morale nelle comunità umane che si sente più affini.
Pertanto, da membro attivo della comunità dei geografi italiani, auspico che la geografia alzi la testa e recuperi la memoria, ricordandosi di essere una scienza di pace, di essere la scienza dei territori e quindi della comprensione e della costruzione di ponti tra le genti. E pertanto CHIEDO, da socio, che i presidenti dei sei principali sodalizi geografici italiani sottoscrivano un comune e accorato appello all’indirizzo del governo italiano, dichiarando, in maniera inequivocabile da che parte, in questo conflitto, stiano la scienza, la ragione, la geografia, ovvero l’unica possibile: quella della pace, senza se e senza ma.
Napoli, 18/06/2025
Con osservanza
Alberto Corbino, ricercatore, DISP-UNINA.

Identità territoriale & the city (Napoli).

Alcuni momenti dell’incontro A.Ge.I – Identità Territoriale a Napoli (AAVV).
Il 31 maggio e 1 giugno 2024 studiosi aderenti all’A.Ge.I. – gruppo Identità Territoriali, si sono trovati a Napoli per ragionare di Identità Urbana, partendo dal capoluogo partenopeo, stravolto in questi ultimissimi anni da un incremento esponenziale del turismo di massa.
All’indubbio successo dell’incontro, a cui hanno partecipato ricercatori e docenti delle Università di Bergamo, Bologna, Napoli – Federico II e Orientale, Palermo, Roma Tre e Udine, hanno contribuito 5 relatori, intervenuti in modalità informale e interattiva:
Stefano Fedele, giornalista e direttore di Open House Napoli, ha aperto i lavori con una mirabolante “lecture” presso il DISP- UNINA, sulla complessità della identità napoletana, viaggiando tra 2700 anni di storia, letteratura, arti figurative e visive;
Angelo ‘O Capitano Picone, istrionico presidente dell’Associazione degli artisti di strada Vico Pazzariello, ha alternato performance musicali e canore (accompagnato da Pina Perzechella Andelora) discutendo di turistificazione e resistenza culturale presso la sede associativa, nella parte ferita “ma non ancora a morte” del centro storico;
Alessandro Libraro, facilitatore dell’Associazione il Vagabondo – per un turismo responsabile nel Sud Italia, ha condotto fino ad un magico tramonto e oltre il gruppo attraverso la magia e le contraddizioni del Cavone;
Anna Fava, co-autrice dell’interessantissimo volume “Privati di Napoli“, ha discusso col gruppo di beni comuni e del controverso rapporto tra pubblico e privato in città;
Livio Cirillo ha illustrato l’innovativo progetto imprenditoriale di “ospitalità e cultura”, di cui è co-ideatore, ospitando il gruppo presso il magnifico “Magma Home“, che presenta, tra l’altro, elementi di forte coerenza in termini di responsabilità sociale e legami col tessuto economico locale.
Tante le suggestioni, tantissime le riflessioni del gruppo.
Ne riporto una, la mia, scaturita da un ragionamento tra geografia, identità territoriale e pace.
“Pensavo al rapporto identità territoriale – pace – Napoli. Forse, se
qualcosa abbiamo capito da queste intense ore di cammino e confronto, è che una Identità Territoriale così complessa, formatasi in millenni di “essere porto” e di dominazioni, in cui ancora oggi si erigono altari a “santi” stranieri (prima Gennaro, poi Diego), si fanno proprie e reinventano culture altrui (il babà polacco “rivisitato e sublimato” in una sorta di totem gastronomico; lo spritz e lo spritz Maradona; il Neapolitan blues di Pino Daniele, i ritmi meticci di Enzo Avitabile); una città in cui si accolgono e si dà lavoro (nonostante la crisi) a stranieri (Sri Lanka, ecc.), in cui si accetta (per necessità) di spostarsi un po’ più in là per fare spazio a uno straniero che però porta benessere (il turistame oggi, i soldati alleati nel secondo dopo guerra); una città che, in presenza di
un’amministrazione debole, si autogoverna da secoli nell’anarchia,
prendendosi gioco del potere (il Pazzariello in fondo è un clown con
una divisa addosso che scimmiotta il potere, con cappello napoleonico e
bastone, a prescindere da chi sia il governante di turno), un’Identità Territoriale siffatta, antica ma sempre contemporanea, porosa come il suo tufo, indaffarata nella sopravvivenza quotidiana, proprio per questo DNA necessariamente meticcio, non ha mai mosso guerra a nessuno.
E resta, pertanto, da sempre, un popolo di PACE!”.
Riflessioni geografiche n.10

Uno sciame di minacciose comete fende il cielo rabbuiato del Medio Oriente. Ora non manca davvero più niente: dopo le stragi degli innocenti e i regali in armi e veti degli Stati magi, vecchio e antico testamento si fondono a rinnovare un presepio la cui tragicità rischia ora di assumere dimensioni bibliche, estendendosi ben oltre il confine israelo-palestinese degli ultimi, terrificanti mesi di assedio, la cui disumanità sta spaccando in due le coscienze politiche e civili di tutto il mondo.
In questi casi, come fu per la guerra in Ucraina, ormai due anni fa, la geopolitica viene rianimata sui quotidiani e nei talk show, sebbene con consueto, tardivo affanno. A chi conosce questa materia torna in mente un libro del geografo francese Yves Lacoste (1976) “La Geografia serve prima di tutto a fare la guerra”. Va detto che, come di recente sottolineato da Angelo Turco e Marco Maggioli (1), “la riflessione su questo tema non sembra essere stata particolarmente fertile nella nostra disciplina, e segnatamente nella geografia italiana”.
Ma forse le cose stando cambiando: è giunta l’ora che la geografia di tutto il mondo cambi il titolo di Lacoste, sostituendo la parola guerra con pace. Memori delle parole “la Geografia è anche uno strumento fondamentale per fare la Pace” del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel 2017 al convegno per i 150 anni della Società Geografica Italiana, i geografi italiani battono finalmente un colpo, in primis con la notizia che le prossime “Giornate della geografia” A.Ge.I. (Trento, 12 e 13 settembre pv) saranno dedicate alla Geografia per la pace.
Una scelta più che mai opportuna e di assoluto buon senso, perché, ne siamo convinti, la geografia è conoscenza dell’alterità ed estimatrice della diversità e, in quanto tale, strumento primario di comprensione e di pace.
السلام عليكم – che la pace sia con te – שהשלום יהיה איתך
(Foto: droni iraniani verso Israele, 13/04/24, Reuters/Corriere.it.).
(1) La frase appare nell’introduzione al volume “Spazi di guerra, spazi di pace. Una lettura geografica di Michael Walzer e delle culture morali del conflitto armato” (Mimesis Ed., 2023), lavoro collettaneo a cura dei due autori su citati.
(Parole chiave: Medio Oriente, conflitti, Palestina, pace).
