Un campeggio per ripensare la geografia

Nella Geografia italiana esiste un gruppo di giovani che da anni organizza molteplici e interessantissime iniziative al di fuori del circuito istituzionale accademico, per riflettere sulle questioni le più attuali, che spesso non trovano il dovuto spazio nel “tradizionale” circuito accademico di convegni e seminari. E’ questo un segnale molto importante della vivacità non solo della materia ma delle ricerca in generale e di quanto questa sia un’attività in cui le nuove generazioni credono molto, soprattutto quando è ispirata da un confronto ampio e costruttivo.
Tra le prossime iniziative dei GiovaniGeografi vogliamo segnalare Smarginando – Campeggio di geografia, giunto alla sua quarta edizione. “Il campeggio è l’incontro annuale dell’Assemblea Permanente Smarginando che si riunisce attorno al desiderio di parlare di geografia e pratiche accademiche per creare uno spazio libero da restrizioni e limiti tipici delle occasioni istituzionali. Il campeggio è aperto a dottorand3, assegnist3, ricercator3 non strutturat3 che condividono i principi dell’Assemblea Permanente Smarginando”.
Il tema di Smarginando 2025 è Mala Tempora Currunt: Re-esistenze alla fine del mondo e si terrà dal 28 luglio al 1 agosto presso Il Poggiolo – Rifugio Re_Esistente a Marzabotto (BO). Que viva la geografia!

Riflessioni geografiche n. 17 – La democrazia non piace più a nessuno!

Come scrive Bernard Crick, professore emerito di dottrina politica e autore di Democracy – A very short introduction (Oxford University Press, 2002) “se esiste un solo vero significato di democrazia, questo è conservato nei cieli e, sfortunatamente, non ci è stato comunicato”.
E’ di ieri la notizia che Erdogan ha fatto arrestare il sindaco di Istanbul e suo principale concorrente alle prossime elezioni presidenziali. A gennaio è stato arrestato il presidente sud coreano Yoon per il fallito auto-golpe. A prescindere dalle definizioni, è evidente che questi siano solo gli ultimi di una serie lunga e globale di segnali che la democrazia non piace più a nessuno, tantomeno a chi governa. E così il POTUS, con la sua inebriante sfilza di ordini esecutivi, non perde occasione per dimostrare la sua “insofferenza” verso chiunque non la pensi come lui, confermando ciò che l’ex premier australiano  Malcolm Turnbull aveva affermato un anno fa: “Quando vedi Trump con Putin, come mi è capitato in alcune occasioni, è come il ragazzino di 12 anni che va al liceo e incontra il capitano della squadra di football”.
Questo non vuol dire che la democrazia – esperimento tanto recente quanto contrastato nella storia dell’umanità – sia fallita. Le piazze piene di manifestanti contro corruzione e caro vita in Turchia, Serbia, Kenya e Argentina (tanto per fare alcuni esempi recenti) sono la dimostrazione che un rigurgito di democratica passione alberga ancora negli animi dei più. Sebbene la lotta contro i regimi totalitari e le aspirazioni dittatoriali appaia sempre più ardua, noi continuiamo a sperare in una nuova, duratura primavera dell’umanità!

(Infografica: Democracy index 2024, da Economist Intelligence Unit 2025).

Riflessioni geografiche n. 16: i geografi ringraziano mr. Trump!

In attesa di conoscere con più esattezza se e quanto i super ricchi statunitensi avranno guadagnato dalle politiche del nuovo POTUS, vi sono già due categorie professionali che dovrebbero esprimere tutta la loro gratitudine a Donald Trump. I primi sono gli autori di satira politica, che già dalla fase elettorale si stanno scatenando sul The Daily Show et similia.
L’altra categoria, ça va sans dire, sono i geografi di tutti il mondo, che, dalla raffica di ordini esecutivi firmati sin dal primo giorno e dalle dichiarazioni a briglia sciolta di Mr. Trump e del suo staff, potranno trarre spunto per migliaia di articoli e convegni scientifici. In ordine sparso:
– il ritiro degli USA dall’Accordo di Parigi sul clima, costringerà tutti coloro che si occupano di geografia fisica, di politiche ambientali e sostenibilità a rivedere tutti i loro studi e previsioni; chi si occupa di rifiuti e inquinamento potrà anche lavorare sul caso più specifico delle cannucce di plastica e del famoso “drill baby drill!”, tema carissimo – anche se fuori moda – a chi fa geografia economica;
– l’aver rinominato unilateralmente il Gulf of Mexico “Gulf of America” (beh, effettivamente l’America è un continente… se solo gli USA si ricordassero di essere solo gli USA e non l’America, le tessere andrebbero a posto da sole) darà lavoro a chi si occupa di cartografia, storia della geografia, di identità e di toponomastica;

– l’idea di prendere Gaza e di trasformarla in un beautiful place (com’era prima, forse?), deportando i palestinesi, farà scorrere fiumi di inchiostro tra chi si occupa di geografia urbana, diritti umani, geopolitica, identità, pace;
– le dichiarazioni su Panama, sulla Groenlandia, e ovviamente la recente ipotesi di accordo con la Russia sulla Ucraina, farà sgolare i geografi che si occupano di geopolitica, ecc.;
– i dazi al Canada, alla Cina e agli altri paesi, faranno impazzire di gioia chi si occupa di geografia economica;
– il blocco dei finanziamenti a molti programmi governativi, compresi quelli di USAID, nonché l’uscita dalla WHO, faranno lavorare molto chi si occupa di geografia sociale, sviluppo, cooperazione, salute;
– la chiusura (negazione?) del mondo arcobaleno farà scrivere molto chi si occupa di geografia di genere e diritti umani;
– la creazione del DOGE, l’ingerenza di potenti privati nella gestione della cosa pubblica, i conflitti tra Stati e governo federale, daranno molto da pensare a chi si occupa di riordino territoriale.
E così via. Ogni giorno, la nuova amministrazione degli Stati Uniti ci fornirà temi su cui riflettere, discutere, litigare, scrivere, riunirci, tanto da non riuscire a starci dietro!
So: Thank you, Mr. Trump! Love love love, i geografi (prima un po’ annoiati) di tutto il mondo!

Riflessioni geografiche n.15

La maledizione delle risorse. E’ questa l’espressione, laconica e feroce, utilizzata da oltre 30 anni per indicare il paradosso di quei Paesi che, proprio perchè possiedono immense risorse naturali, sono tenuti sotto scacco da un mix letale di guerra civile, corruzione, malgoverno, ingerenza indebita di paesi stranieri, vicini o lontani. La Repubblica Democratica del Congo, con le sue immense riserve di coltan e cobalto e con la guerra che imperversa nell’Est del Paese da 25 anni, rappresenta senza dubbio il caso più emblematico. Da tre anni circa, il gruppo ribelle spalleggiato dal vicino-eterno nemico lillipuziano Rwanda ha intensificato la sua azione, e da poche ore, si è impossessata di Goma, il capoluogo della provincia del Nord Kivu. Nella capitale Kinshasa, la gente ha assediato e assaltato le Ambasciate straniere, accusandole di appoggiare l’instabilità nell’Est del Paese.

(Eppure il Congo è una terra bellissima e dolce: Nord Kivu, Orfanotrofio e centro di comunità Gazelles de Silvana, 2022; foto di A. Corbino).

Questa tragedia umanitaria, la più grande di questo secolo, oltre a porre una riflessione sull’atavica tragicommedia dello sviluppo mancato e sulla più recente relazione pericolosa tra transizione energetica nel Nord del mondo e sfruttamento delle risorse del Sud del mondo, ne pone anche una sul ruolo delle Nazioni Unite e dei Caschi Blu in particolare, che qui hanno la più grande e costosa delle loro imbelli missioni di pace. A questo proposito, su “La Stampa” di oggi il giornalista Domenico Quirico scrive “.. .donne violentate, figli portati via. Li osservano con noncuranza, indolenti, i Caschi blu del contingente che è lì da decenni, un monumento all’impotenza che fa urlare di rabbia”.
Io credo fermamente che noi geografi, noi che più di ogni altro ci vantiamo di saper unire gli infiniti puntini di ciò che accade in questo grande piccolo globo, dovremmo sforzarci, fino allo stremo delle forze, di dare il nostro contributo a queste riflessioni. Basta violenza, basta guerre, basta ingiustizia.

Oltre la geografia: un libro obbligatorio per la scuola italiana

Gira voce che il Ministro della Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, abbia rilasciato alcune dichiarazioni circa la riforma della scuola, suggerendo anche qualcosa tipo “più Bibbia per tutti”, cosa che condivido pienamente: dopo Cuore e I Promessi Sposi, la scuola italiana ha assolutamente bisogno di un libro sacro! Solo che, siccome il titolo da lui suggerito pare essere lievemente divisivo in una società dotatasi di una Costituzione laica (artt. 7 e 8), egualitaria (art. 3) e che incoraggia la cultura e la ricerca scientifica (art. 9), io vorrei suggerirne un altro, da rendere obbligatorio, dalla prima all’ultima pagina, il primo anno delle scuola secondaria di primo grado, e da ristudiare il primo anno del secondo grado. Questo libro è: “Storia del mare” di Alessandro Vanoli, 547 pagine (appendice esclusa) di scienza a 360 gradi, scritte in maniera semplice e assolutamente coinvolgente.


La Storia del Mare è una sorta di mini-enciclopedia della storia del viaggio e dell’evoluzione dell’umanità sulla Terra attraverso il suo rapporto col mare, ed è quindi anche un libro di geografia, perché è soprattutto attraverso il mare che l’uomo ha conosciuto e descritto il mondo. Ma è anche uno scrigno di gemme di geologia, di biologia, di antropologia, di scienze nautiche, di strategia militare, di economia marittima e commerciale, di geopolitica, di ecologia, di spiritualità, di arte, pagine magiche dove ci incontri proprio tutti: dai vichinghi alle balene, dai trafficanti di schiavi, ai pescatori di perle, agli ingegneri del Canale di Suez.
Ed è proprio per questo sguardo completo sul mondo di ieri e di oggi, attraverso il mare, che consiglio vivamente il sig. Ministro di renderne obbligatoria la lettura e rilettura per i nostri ragazzi: perché, leggendolo, essi potrebbero rischiare di appassionarsi alla conoscenza, al viaggio, alla scoperta dell’altrove e dell’altro; potrebbero trovare ispirazione per voler davvero studiare e per trovare quella curiosità per la vita reale che oggi sembra essere sempre più sostituita e assorbita dal mortifero mondo virtuale di playstation e social.
Sig. Ministro, mi raccomando: aprire la test… la mente degli studenti italiani è nelle sue mani, non sprechi la preziosa e facile occasione!
P.S. Se il Ministro non dovesse renderlo obbligatorio, allora compratelo voi stessi, che siate ragazzi, adulti o anziani: lo nascondete sul comodino sotto una grande Bibbia illustrata e la sera, alla luce fioca di una candela, ve ne gustate poco a poco ogni splendida pagina; state certo che quella notte farete bellissimi sogni di un placido mare che lambisce le coste di un’Italia laica e moderna.

Alessandro Vanoli, “Storia del Mare”, Editori Laterza, 2022 (€ 24, manco pizza e birra ormai).

Geografia sul campo: oltre la Terra dei Fuochi

Terra dei Fuochi è un toponimo col quale, per la prima volta in un report di Legambiente del 2003, viene indicato un territorio a cavallo tra le province di Napoli e di Caserta, in cui sin dagli anni ’80 la camorra locale, allora forza egemone di controllo territoriale, aveva sversato, interrato, affondato infinite tonnellate di rifiuti tossici e speciali, provenienti per la maggior parte da province del Nord Italia. Sullo stesso territorio, in aree agricole non lontane dagli assi viari più importanti, in tempi più recenti e fino ai giorni nostri, si è cominciato a bruciare scarti industriali provenienti da filiere produttive locali, riducendo una terra fertile e laboriosa a, appunto, una Terra dei fuochi. E’ qui che, da 40 anni e più, associazioni ambientaliste e antimafia, comitati civici, preti di frontiera, medici volontari cercano di strappare terra e terreno alla illegalità, al malaffare, al malgoverno, all’indifferenza istituzionale.

E’ qui che la prof.ssa Lucia Simonetti, coadiuvata dal dottorando e attivista di lungo corso Pasquale Pennacchio, ha deciso di concludere il suo corso di Politica ed Economia dell’Ambiente con gli studenti del Corso di laurea in Relazioni Internazionali e Analisi di Scenario della Università Federico II di Napoli, con un’escursione intitolata “Oltre la Terra dei Fuochi”.
L’intento è stato quello di uscire dalle pagine dei libri di testo e vedere con i propri occhi cosa è possibile conquistare e creare con il sapere, la dedizione, la passione per la bellezza e per la giustizia.
Nella sede dell’Ente Riserve Volturno Licola Falciano prima e camminando all’interno di tre aree protette del territorio poi, gli studenti hanno potuto incontrare molti protagonisti di questa lunga stagione di riscatto: Giovanni Sabatino, presidente dell’Ente Riserve; Rino Esposito, coordinatore regionale LIPU e direttore dell’Oasi delle Soglitelle; i carabinieri – forestali della Riserva Statale Castelvolturno; Alessandro Gatto, coordinatore regionale delle Guardie Giurate del WWF; Vincenzo Ammaliato, presidente dell’Associazione Domitia; Giovanni Papadimitra, presidente Comitato Kosmos. Tutt’intorno una natura di straordinaria suggestione, ritornata a ospitare centinaia di specie di uccelli migratori e stanziali. E anche questo è un percorso di pace e verso la pace.

Le mappe mentali per umanizzare le città

Il 12 dicembre, l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, nell’ambito delle attività del MoMi – Centro Studi Mobilità e Migrazioni internazionali, ha ospitato un interessantissimo e seguitissimo seminario di Nausicaa Pezzoni sull’uso delle mappe mentali da parte dei migranti in varie città d’Italia. In particolare la relatrice ha illustrato “La città sradicata. I migranti mappano Milano” e “I migranti mappano l’Europa”.
L’arch. Nausicaa Pezzoni è un’urbanista in servizio presso la Città Metropolitana di Milano ed è docente a contratto in Pianificazione urbana presso il Politecnico di Milano.
Le mappe mentali, di cui la relatrice è la massima esperta in Italia, possono essere uno strumento di ricerca applicata molto potente, molto utili quando si vuole trovare una prospettiva diversa ed allo stesso tempo autentica su contesti che viviamo, come dimostrano le 100 mappe contenute nel volume “La città sradicata. L’idea di città attraverso lo sguardo e il segno dell’altro“, di cui Nausicaa Pezzoni è fiera autrice.

Il lavoro di Nausicaa Pezzoni si inserisce in un filone di ricerca inaugurata dall’urbanista statunitense Kevin Lynch che, nel 1960, teorizzò le mappe mentali come strumento per indagare la forma percepita della città per far emergere i significati attribuiti dagli abitanti originari ai propri luoghi nel famoso “The image of the city“.
Ovviamente questi nuovi protagonisti sono diversi ed offrono un punto di vista altrettanto utile per poter umanizzare la città.

Parole chiave: mappe mentali, migranti, città
(Foto: Nausicaa Mazzoni al seminario UNIOR, foto A.C.).

La geografia vive, vegeta e transita!

Venerdì 6 dicembre, presso il DISEI dell’Università di Firenze, si è tenuta la XIV edizione Oltre la Globalizzazione, questa volta dedicata alle Transazioni/Transitions.

La giornata di studio, uno degli appuntamenti più importanti della geografia italiana, promossa dalla SGI, ha ospitato oltre 230 studiosi italiani e stranieri (280 gli iscritti), che hanno potuto confrontarsi in ben 32 sessioni, a testimoniare la vitalità di una scienza che riesce sempre più a farsi affidabile interprete di un mondo in rapido cambiamento. E questo grazie soprattutto all’entusiasmo dei tantissimi giovani studiosi, che hanno brillantemente esposto le loro ricerche sulle tante tipologie di transizione in atto, a livello locale che a livello globale. Un ottimo segno non solo per questa materia, ma per tutta la ricerca italiana.

Tra le tante novità annunciate vogliamo ricordare quello della successione alla guida del comitato editoriale della RGI -Rivista Geografia Italiana, da Bruno Vecchio a Filippo Celata (auguri a entrambi!),e la creazione di un gruppo di lavoro informale GEONATURAE (cfr. foto n.1). Che dire: ¡Que viva la geografia!

Il Festival delle Radici nei territori della marginalità

Festival delle Radici, Palazzo Imperiali D’Afflitto, Salza Irpina, 04/09/2024.

Per tornare (cominciare?) a essere compresa e apprezzata come scienza utile al vivere quotidiano, interpretando correttamente dati e dinamiche di un territorio e supportandone la successiva fase di pianificazione, è importante che la geografia si confronti in maniera costante e crescente con le comunità, rendendosi riconoscibile, spiegando ciò che è, ciò che fa e che potrebbe fare per loro. Per questo motivo ho accolto molto volentieri l’invito a presentare1 il XVI Rapporto della Società Geografica Italiana “Territori in transizione – Geografie delle aree marginali tra permanenze e cambiamenti” alla prima tappa del Festival delle Radici, nel piccolo Comune di Salza Irpina (AV), evento sponsorizzato da MAE e MIBAC e finanziato dal NextGenerationEU.
Con il Sindaco Luigi Cella, il Presidente di Glocal Think e ideatore del Festival Vincenzo Castaldo, Dario Natale del ComItEs Ginevra, e di Giuseppe Sommario, antropologo della Cattolica, si è ragionato di cause e soluzioni della marginalità dei piccoli comuni e su quanto il recupero della memoria collettiva possa fare per rafforzarne l’identità, anche in chiave di attrattività turistica; temi, questi, ampiamenti citati nel su citato Rapporto.


  1. Su delega del prof. Stefano de Falco , curatore del Rapporto con le proff. Stefania Cerutti e Teresa Graziano. ↩︎

Riflessioni geografiche n.14

Nel 2014 le Nazioni Unite hanno proclamato il 13 giugno “IAAD – International Albinism Awareness Day“, la giornata internazionale della consapevolezza dell’albinismo. Il 13 giugno a Wakiso, sobborgo di Kampala, Uganda, si tiene ogni anno una grande manifestazione per celebrare questa data, che richiama le persone con albinismo (in particolare donne e bambini) provenienti dall’immenso distretto. La Fondazione Cariello Corbino sostiene questo progetto da 5 anni. Avendo assistito direttamente alle ultime tre manifestazioni, riusciamo ora a comprendere la doppia valenza del termine “awareness – consapevolezza”, che è sia rivolta al “mondo nero” – per far capire che l’albinismo sia una malattia genetica e non opera del demonio – sia a loro stessi, persone che, nonostante questo handicap, devono sentirsi meritevoli della stessa dignità degli altri e capaci di raggiungere qualsiasi traguardo sia umano che professionale.
In molti paesi Africani le persone affette da albinismo, in particolare nei contesti più economicamente e culturalmente arretrati, sono soggetti a un fortissimo e crudele stigma sociale, che si aggiunge ai gravi problemi di salute causati dall’assenza di melanina a longitudini dove i raggi solari sono particolarmente impietosi.
E’ duopo ricordare che il tema delle discriminazioni, in ogni forma, è particolarmente sentito in geografia (cd. studi postcoloniali geografia per l’inclusione, geografia di genere, geografia e razzismo, queer geography,..).

Foto: la marcia di apertura del 10° IAAD a Wakiso (A. Corbino, 2024).
(Parole chiave: albinismo, Africa, diritti umani, discriminazione).